ACQUA ‘E MUMMARA.

di Gianna Caiazzo

 

È stato sicuramente prima del 2000, anno in cui fu ufficialmente aperta (e presto richiusa) ai cittadini la  fonte di Via Riccardo Filangieri Candida Gonzaga che ho potuto assaggiare la famosa acqua sulfurea o ferrata detta dai napoletani acqua “zurfegna” o “suffregna”che sgorgava proprio da un’apertura nella parete sul  perimetro del Palazzo Reale di Napoli. La fonte era protetta da una grata ma con le maglie abbastanza larghe da poterci infilare un’asticella a cui  era stato legato un bicchiere di plastica. Finalmente la mia curiosità sull’acqua di mmummara stava per essere soddisfatta.

Attesi qualche scondo prima di poterla bere, giusto il tempo di vedere depositarsi sul fondo dei granuli rossastri ,credo si trattasse del ferro. L’odore di zolfo non era davvero eccessivo, il sapore non sgradevole ma trovai che la consistenza dell’acqua fosse un po’ pesante, personalmente sentii che non sarei riuscita a berne grandi quantità. Eppure questa, una volta, era l’acqua del popolo e fino agli anni ’50 era venduta per le strade o dagli acquafrescai che la usavano per ‘allungare’ aranciate o limonate.

Era attinta liberamente alla fonte del Chiatamone, una strada ai piedi del monte Echia (da qui anche il nome di acqua del Chiatamone) e raccolta nelle mmummare, orci di terracotta a doppia ansa. Veniva venduta al dettaglio nelle mmummarelle, più piccole, da cui normalmente la si beveva e che venivano poi  restituite e riutilizzate, credo contro ogni principio di igiene.

Nel ’73, in seguito al colera, la fonte del Chiatamone fu chiusa perchè ritenuta infetta, così scomparve l’acqua, le mmummare e con esse una caratteristica di Napoli.

Una caratteristica cosi’ radicata che qui e ed in nessun altro luogo in Italia, ancora oggi, si definisce ‘faccia ‘e mmummara’ un volto molto paffuto con zigomi sporgenti, di quelli detti ‘a palloncino’.

Infine, sembra che in alcuni casi le mmummare siano state utilzzate sinanche come camera d’aria nella costruzione o forse nel rifacimento della pavimentazione di edifici antichi, come può dedursi dal loro ritrovamento in loco durante dei lavori.

Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

mummara

 

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I TRADIZIONALI VESTITI DI CARTA DI PIEDIGROTTA.

I bellissimi vestitini realizzati con solo carta crespa e colla,sono parte della tradizione, tutta napoletana, della Piedigrotta. Oggi, nella pittoresca cornice della villa comunale inondata di sole, una chiassosa e coloratissima sfilata di bambini ci ha riportati indietro nel tempo, quando mamme intraprendenti portavano in giro, con un lampo di orgoglio negli occhi, i loro pargoli vestiti delle loro piccole opere d’arte. Proprio come, con mia grande emozione, ho rivisto fare oggi.

                                                                                                                     G.C.

BAMBINI NAPOLETANI CON ABITI IN CARTA CRESPA

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LA NUOVA FESTA DI PIEDIGROTTA A NAPOLI.

di Gianna Caiazzo

Dal 1° al 12 settembre ritorna la festa di Piedigrotta a Napoli, voi lo sapevate? Eh beh, stavolta, il profumo della notizia fresca fresca è stato sopraffatto dalla puzza dei rifiuti sparsi in giro..Ritorna la Piedigrotta dopo 25 anni,dunque quale momento più opportuno? Certo che ci vuole una certa capacità di programmazione o particolari doti di chiaroveggenza per far coincidere due momenti della vita della città così importanti e così contrapposti: il ritorno di una delle più famose manifestazioni napoletane ed un emergenza rifiuti senza precedenti. Luminarie, musica, mostre, visite guidate, sfilate di carri allegorici, la novena alla Madonna e per finire, i fuochi a mare. Il tutto per la modica cifra di  1milione  250mila euro. E… che c’e da dire? Ci fa piacere ! (?) Sperando che non sia un altro COPPOLONE! *

                            

* Anticamente durante la festa di Piedigrotta si usava divertirsi anche facendo degli scherzi. Uno scherzo molto frequente era quello di tenere fuori dal balcone, sospeso ad un filo di spago, un grande cilindro di cartone colorato, a mo’ di cappello, appunto, che veniva calato in testa a qualche passante ignaro che si ritrovava per qualche secondo al buio e disorientato tra le risate dei presenti. Ancora oggi, a Napoli, quando ci si sente raggirati, ingannati, truffati si usa dire: M’ hê fatto chistu cuppulone!”

 

Altri modi di dire napoletani

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