ANGIOLETTO DI CARTA

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La foto è stata scattata da me lo scorso Settembre, durante la sfilata dei vestiti di carta,legata alla ritrovata tradizione della  festa di Piedigrotta. Ho seguito, armata di fotocamera, questo bimbo tenuto per la mano dalla sua mamma, alla ricerca del momento opportuno per scattargli una foto, poichè ne ero rimasta incantata. La mamma ha tentato di farlo girare “a favore di fotocamera” ma il bimbo, evidentemente stanco anche per il gran caldo di quel giorno, si è infastidito. Mi sono accontentata quindi di ritrarlo di spalle. Il risultato mi sembra comunque un’immagine molto tenera, forse ancora di più. L’ho intitolata “Angioletto di carta”, un po’ per rimandare al fatto che vestisse ali di carta create per l’occasione un po’ per evocare la fragilità dei bimbi

Questa foto è stata premiata dalla trasmissione di Rai 3 
“Alle falde del kilimangiaro”

I SIGNORI DELL’ANELLO.

                       

C’era un po’di anni ‘60, dove vedo bagni con nomi mitologici tipo Nettuno, Tritone e così via, descritti dai lettini ben ordinati. C’era sapore di ’70, di cui la mia fantasia mi presenta un’immagine di semplicità, di multicolore essenzialità, come nel vecchio camper che faceva da bouette con tanto di musica “che fa così estate” a tutto volume. Domenica di mare, dunque, ieri sulle spiagge all’ombra di Nisida, la Viareggio dei poveri, per intenderci. La pseudo spiagga di Cordoglio, ehm…Coroglio era chiusa, sbarrata, proibita, insomma: “ve n’avita i’!”. Allora la gente si era fatta piccerella piccerella, come diceva in un film Lello Arena al grande Massimo Troisi, e si era trasferita sulla linguetta di sabbia un po’più in là, appena dopo un paio di centinaia di macchine parcheggiate,dopo la strada di Nisida, dopo gli scogli. Dopo. Scene di ordinario arrangiarsi all’ombra di quello che mi piace chiamare il tortellino, per la sua forma ad anello, l’isola proibita, l’isola che non c’è anzi, che c’è eccome, ma non per i napoletani. Io guardo quell’anello dalle mappe satellitari zummo e vedo verde, mare, stradine, scogli, forse qualche spiaggetta,delle case. Privilegio di pochi. L’isola della mia città, la mia isola, non posso visitarla che così. Quartier generale della NATO per le forze navali del sud Europa: i signori dell’anello.

                                                                            G.C.

NISIDA

clicca sull’immagine per ingrandire

NAPOLI MAGGIO DEI MONUMENTI 2008

 

palazzo antico con portone semi aperto su androne

Anche quest’anno,tra il clamore e lo sdegno che ancora suscita quella che ormai 

appare come la storia infinita dell’emergenza,prepotentemente vuole farsi largo una delle iniziative più amate e non solo dai napoletani,il Maggio dei monumenti, giunto alla 14a edizione e che avrà per tema”Itinerari di arte e cultura-Napoli tra chiese e castelli.

La kermesse vedrà protagonisti,per quattro week end,Castel Sant’Elmo,Maschio Angioino (Castel Nuovo),Castel dell’Ovo e Castel Capuano ma anche itinerari che si snodano lungo i decumani e le altre strade della città.Nonostante la manifestazione stia purtoppo perdendo nel tempo quella connotazione che la avvicinava soprattutto ai cittadini,cercando ora di attrarre quasi prevalentemente le attenzioni dei turisti,resta comunque l’occasione giusta per godersi quelle bellezze solitamente non accessibili, la cui esistenza ci sfugge o che invece la nostra curiosità corteggia,magari ogni giorno,quando ci passiamo davanti per andare a lavoro.

Napoli “tormentone d’Italia”,svela tesori nascosti che gridano storia e cultura, particolari che sussurrano poesia e mistero,pronti a regalare un brivido di sorpresa a chi  li scopre.Anche una sola ora,magari non lontano da casa,saprà stordirvi con un emozionante salto nel tempo e (se questo può farvi stare meglio,ah ah!)avrete la sensazione di non essere nella vostra città.Esagerato?Provare per credere! 

G.C.

ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE.

Zéppule ‘e San Giuseppe.

Da bambini ci accontentavamo anche delle zeppole, ugualmente tipiche, fatte con farina e  patate e poi fritte e cosparse di zucchero semolato. Erano graffette che noi chiamavamo ” ‘e zzeppole a E o a ELLE”. Oggi non fanno quasi più parte di questa tradizione “Giuseppina”, sono migrate in feste fanciullesche di compleanno e magari anche di Carnevale. Nel giorno di San Giuseppe, invece, ci si affida  all’esperienza dei pasticcieri che sfornano e friggono tutto il giorno quelle “altre”, fatte di pasta bignè, crema e amarene. Vi do la ricetta, così, magari, ci provate anche voi. Ve la do in dialetto napoletano così ve lo ripassate un po’. 😉 (oppure scegliete la traduzione italiana)

Ricetta pe ‘na quarantina  ‘e zeppole mezzane o piccerelle (cioè pe vvinte perzone a ddieta o quatte cu ‘a famma)

P”o ‘mpasto:

150 gramme ‘e farina – 4 ove – ‘nu quarto d’acqua – miezu cucchiarino ‘e sale – ‘nu cucchiaro raso ‘e zuccaro – 100 gramme ‘e bburro.

Mettite ‘na caccavella ‘ncopp’ô ffuoco e facite vollere ‘o quarto d’acqua cu ‘o bburro ‘o ssale e ‘o zzuccaro. Quanno volle, stutate e vvuttatece dinto ‘a farina passata cu ‘o staccio e ggirate forte. Mettite n’ata vota ‘a caccavella ‘ncopp’ô ffuoco e ggirate ‘o ‘mpasto fino a che nun s’asciutta e addiventa comm’a ‘na palla. Levàtela ‘a copp’ô ffuoco e ffacìtela fà fredda. Mettìtela dint’a ‘na zuppiera e mmano mano aunìtece n’uovo â vota e ammiscate cu ‘a cucchiarella ‘e lignammo. Nun ne mettite n’ato si chill”e primma nunn è assurbito. ‘O ‘mpasto nunn hadda essere troppo muollo! Mettite ‘o ‘mpasto dint’a ‘na serenga cu ‘a vocca piccerella a stella, fate tanta turtanielle a dduje ggire bbelle stritte dint’a ‘nu ruoto vascio ‘mburrato e ‘nfarenato. ‘Nfurnate a 220° pe ‘nu quarto d’ora. Nunn arapite ‘o furno pettramente còcene!

P”a guarnezione: Ambrennòle sceruppate o marmellata d’ambrennòle e…

-crema ggialla:

‘Nu quarto abbundante ‘e latte- 3 russe d’uovo- ‘na bbustina ‘e vaniglina- 75 gramme ‘e zuccaro- 25 gramme ‘e farina.

Fate ‘nu zambaglione cu ll’ove e ‘o zuccaro dint’a ‘na caccavella, aunìtece ‘a farina, ‘o llatte ‘a vaniglina e mettitela ncopp’ô ffuoco. Accumminciate a ggirà fino a ca nun se fa crema. (oppure fino a primma che vv’addurmite) Cu chesta crema, dint’â serenga, fate tanta pennacchie ‘ncopp’ê zzeppulélle e ‘ncopp’ô pennacchio mettitece n’ambrennòla o ‘na ponta ‘e marmellata. Sguazziate tutte cosa cu ‘o zzuccaro a vvelo.

Guardate, hanna venì accussì!

ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE

vedi anche la ricetta delle zeppole con patate

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Gianna Caiazzo © riproduzione riservata

I TRADIZIONALI VESTITI DI CARTA DI PIEDIGROTTA.

I bellissimi vestitini realizzati con solo carta crespa e colla,sono parte della tradizione, tutta napoletana, della Piedigrotta. Oggi, nella pittoresca cornice della villa comunale inondata di sole, una chiassosa e coloratissima sfilata di bambini ci ha riportati indietro nel tempo, quando mamme intraprendenti portavano in giro, con un lampo di orgoglio negli occhi, i loro pargoli vestiti delle loro piccole opere d’arte. Proprio come, con mia grande emozione, ho rivisto fare oggi.

                                                                                                                     G.C.

BAMBINI NAPOLETANI CON ABITI IN CARTA CRESPA

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