‘O cippo ‘e sant’Antuono.

di Gianna Caiazzo.

Il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, in molti quartieri si realizzano i cosiddetti “cippi di Sant’Antuono”. Il santo, infatti, è ritenuto patrono del fuoco ed è quindi festeggiato dal popolino con dei grandi falò che si formano accatastando alberi natalizi secchi, mobili vecchi ed altre cose di legno dismesse, ottenute attraverso la “cerca” tra gli abitanti del quartiere. Il legname raccolto viene poi attentamente custodito sul posto dai ragazzi perfino di notte, anche per evitare che venga sottratto dalla ‘concorrenza’ ovvero da chi organizza il ‘cippo’ in altre zone. Questa celebrazione dà inizio al ciclo carnevalesco perciò spesso sulla cima della pira viene collocato e dato alle fiamme ‘Carnevale’, un fantoccio seduto su una sedia (a volte imbottito di petardi), il quale impersona l’anno vecchio che se ne va. Una volta si usava raccogliere la cenere del ‘cippo’, non ancora spenta, per alimentare i bracieri domestici.


 

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Totò, Peppino e la malafemmina: la location.

di Gianna Caiazzo.

Il mio amico Gaetano chiede un aiuto affinchè possa individuare la location precisa dove è stata girata, a Napoli, la scena del film Totò, Peppino e la malafemmina e che vedete nel fotogramma qui sotto. “Mi sono fatto Posillipo palmo palmo”  mi scrive su Facebook “ma di quella costruzione nessuna traccia.”

location totò peppino e la malafemmina

Ad un primo sguardo ho notato che nel film, precisamente al minuto 39, i due attori escono da una villetta addossata ad un muretto. 

 villetta film toto peppino e la malafemmenaPoichè sembrerebbe che la scena, stando alla visuale ed anche all’ opinione di alcuni in internet, sia stata girata in via Posillipo, ho cercato qui una villetta con quelle caratteristiche. L’unica villetta che ho trovato, addossata ad un muretto, in via Posillipo e con la probabilità di quella visuale è questa dell’immagine che segue, ma la struttura è diversa.

set totò peppino malafemmena

Però ‘gironzolando’ per Marechiaro, da cui ritenevo si potesse avere la stessa veduta, ho trovato la villetta che vedete qui sotto. Mi ha colpito soprattutto il  fatto che poggi contro il muretto e la forma delle fioriere nei muri ai lati del cancello.

villetta marechiaro

fioriera villa malafemmena

Ho quindi osservato attentamente lo sfondo della scena del film e, nel compararlo con la location che avevo individuato in via Marechiaro, mi è balzato all’occhio un nuovo, quasi impercettibile, particolare che mi ha dato un ulteriore indizio, portandomi così ad un inizio di conferma che nella scena comparisse uno spigolo della facciata della chiesetta di Santa Maria del Faro che sta proprio di fronte alla villetta in questione.    

 Nei cerchi da sinistra a destra: La villa, la chiesa e…(lo scoprirete più avanti)

pianta_location_malafemmena

Ed ecco, nella foto qui sotto, il particolare: Uno dei finestrini ovaloidi della chiesa così com’era all’incirca in quegli anni.

particolare chiesa santa maria del faro

Ho cominciato, dunque, a cercare febbrilmente una foto che mostrasse quel lato della chiesa che dà verso il mare con il punto di visuale in questione. Non è stato facile, vi assicuro, ma poi ho trovato qualcosa: Proprio la foto attuale di quella vecchia struttura che compare nel fotogramma.

rudere marechiarototò, peppino e la malafemmina

…La parte a sinistra nella prima foto, quella nel rettangolo viola, è la ‘coda’ della chiesa vista dalla facciata: Il resto comparatelo anche voi e traete le vostre conclusioni. Io, sono convita di aver trovato la struttura e la location. E in più mi sono divertita molto a farlo.

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Ria Rosa: una Femmena napoletana.

di Gianna Caiazzo.

Quanto si può rimanere affascinati, divertiti, incuriositi, ammirati da un personaggio incontrato per caso, tra le maglie di questa rete che spesso ci svela tesori dimenticati o mai conosciuti? Ve lo rivelerà forse l’entusiasmo che traspare da questo post.

Sentire cantare parole come: la donna d’oggi, è inutile negarlo, non è più la vile ancella, abolisce in pieno la gonnella, e ‘sta gonnella ‘a metto ‘ncuollo a te sarebbe quasi una sorpresa, unicamente perchè in tempo di veline e meteorine la ‘gonnella’ sembrerebbe, per certi versi, rivalutata piuttosto che avversata. La sorpresa, invece, sta nel fatto che non si tratta di versi contemporanei né di slogan sessantottini ma di una canzone degli inizi del secolo scorso, degli anni venti del Novecento.
A cantarla era una ironica, eccentrica, starordinaria artista napoletana: Ria Rosa.
Maria Rosaria Liberti (in arte Ria Rosa) era nata nel 1899 a Napoli, nel quartiere Montecalvario.
Cominciò la sua carriera artistica a soli 16 anni come sciantosa nella sala Umberto, prestigioso Cafè Chantant partenopeo, per poi sbarcare 
oltreoceano nel 1922, a Newyork, dove si stabilì. Qui le sue esibizioni furono molto apprezzate e qui la diva suscitò grande scalpore cantando canzoni come Guapparia e ‘O zappatore, travestita da uomo. Ma non solo. Rosa ebbe il coraggio di sfidare le autorità americane esprimendo, con il brano Mamma sfurtunata (primo titolo ‘A seggia elettrica), parole di denuncia riguardo all’errore giudiziario che portò alla condanna a morte di Sacco e Vanzetti. Per questo subì minacce e rischiò l’espulsione dagli Stati Uniti dove, invece, visse è morì nel 1988. Ecco chi era Ria Rosa. Una donna moderna, coraggiosa; una femminista quasi mezzo secolo prima del femminismo. 
Una voce pungente, un tono sferzante, una donna forte e volitiva. Una Femmena napoletana.

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Ria Rosa