FACCÈRA.

Indica una persona falsa, insincera, ambigua, capace di assumere una finta espressione e un finto comportamento per ogni occasione. Il termine vuol dire “maschera” e probabilmente deriva dal Francese antico “facière” legato chiaramente al latino “facies” (latino volg. fàcia, faccia). “Faccèra” viene usato con lo stesso significato anche in Sicilia, mentre nella Trentina Val di Fassa le “Faciere” (facce intagliate nel legno) sono le maschere tradizionali.

 

faccera, maschera, falsità

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ARTÉTECA.

Il termine indica irrequietezza, agitazione, movimenti continui.
Deriva dal termine latino “Arthritica” che può associarsi alla “Febbre reumatica” (artritica), malattia molto diffusa, soprattutto tra i bambini, fino alla fine della seconda guerra mondiale ed ora notevolmente diminuita grazie all’uso degli antibiotici. La patologia colpisce, tra l’altro, le articolazioni, infatti una delle sue manifestazioni è la “Còrea minor” (Ballo di san Vito) che porta il paziente a compiere movimenti involontari, veloci, a scatti, ripetitivi e scoordinati.

arteteca

Ipotesi etimologica (arteteca > corea > febbre reumatica) costruita da Gianna Caiazzo.

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RENZECATA.

Inclinazione, tendenza.
Dal verbo napoletano ‘arrenzà’ (andare di renza, di lato) a sua volta derivante dal latino “haerere”: pendere. Per estensione: scivolone, spesso senza caduta. Es: ‘Ha pigliato ‘na brutta renzecata!’ (una brutta tendenza); ‘Stevo piglianno chella renzecata!’ (quello scivolone).

renzecata, parole napoletane

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‘NZIRIA.

Dal latino insidiae, derivazione di insidēre ossia star sopra, star fermo su (e quindi impuntarsi), composto di in e sidere ovvero star seduto. Indica, soprattutto nei bambini, un particolare stato d’animo manifestato con atteggiamento ostinato, pianti apparentemente immotivati, capricci, piagnucolii e lamenti. Es: Piglià ‘a ‘nziria; Tené ‘a ‘nziria.

'NZIRIA

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JACUVELLA.

Nel medioevo, in Francia, i contadini venivano dai nobili chiamati con disprezzo “Jacques Bonhomme” “Giacomo Buonuomo” nome che stava a significare “semplicione, sciocco”. il contadino semplicione divenne nel tempo eroe di tante pieces del teatro comico francese, popolari anche da noi, e il nome Jacque, Giacomo, si napoletanizzò in Jacovo, Jacovello (Giacometto). Il termine “Jacuvella”, quindi, prese il significato di intrigo sempliciotto, sotterfugio realmente privo di astuzia, “tira e molla” inconcludente, cialtroneria. Dalla stessa origine prende il nome “Coviello” Maschera napoletana della Commedia dell’Arte nato come spalla di Pulcinella.

dialetto napoletano,jacuvella

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Fasule â maruzzara.

fagioli alla maruzzara

pe ddoje perzone:

250 gr ‘e fasule cannelline

4  pummarulelle

‘nu spiculo d’aglio

‘nu paro ‘e cucchiare d’uoglio ‘auliva

‘na costa d’accio

‘na frónna ‘e petrusino

sale

pepe

‘nu poco d’arecheta.

Facite ‘na sarzulella cu aglio, uoglio, pummarola, accio e ppetrusino. Auniteve ‘e fasule c’avite miso a nnammuollo ‘a sera primma cu ‘a quantità d’acqua, stessa d’è fasule, ca v’abbasta pe ffà ‘na zuppetella brudosa. Mettitece ‘o ssale ‘o ppepe e ffacite cocere pe ‘na quarantina ‘e minute. Mettitece ‘nu pizzeco ‘arecheta, stutate e mmettitela ‘ncopp ‘o ppane (meglio si è ttuosto).

Salute!

 

Alla ‘maruzzara’ significa al modo della venditrice di maruzze (lumache) cotte. Probabilmente una volta imitava la preparazione di una di quelle zuppe.


   

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